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Galati 2:16 - sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato.
Legge e grazia in Cristo stanno agli antipodi come vie di salvezza; si escludono a vicenda (Cfr. Romani 4). Non è dunque possibile il poggiare in parte su Cristo e in parte sulle proprie opere. Chi cerca di ridonare o di riconoscere qualche valore per la salvazione alle osservanze legali, annulla la grazia e proclama inutile la morte di Cristo. È questa la tendenza, per quanto inconscia, e sarebbe questo il risultato ultimo, per quanto non voluto, della condotta di Pietro e dei giudeo-cristiani. Perciò Paolo la censura e, per conto suo protesta di non volere, in nessun modo anche indiretto, annullare la grazia di Dio cioè tenerla come insufficiente a salvare, o come non necessaria e quindi trascurabile. «lo non attento all'eccellenza della grazia colla pretesa di completare la salvezza ch'essa mi arreca, con dei mezzi tolti ad imprestito dalla legge» (Godet). Alla grazia Paolo riconosce il suo pieno ed assoluto valore e ad essa sola affida ha propria salvazione. Se infatti la giustizia, ossia il mezzo d'essere in regola col Dio giusto e santo, si potesse ottenere per mezzo dell'osservanza della legge, vorrebbe dire che la morte di Cristo ch'è la suprema manifestazione della grazia, non era necessaria, che Cristo è quindi morto per nulla (dwrean), senza necessità e senza un risultato utile. A tali conseguenze, ripugnanti ad ogni coscienza cristiana, conduce il procedere al quale Pietro si è lasciato indurre per timore di gretti settarii. Sui pensieri espressi nel v. Galati 2:21 Paolo ritornerà al principio del Cap. 5.
Come sia stata accolta la sua rimostranza, l'apostolo non dice, perché non importa per lo scopo cui mira. La indipendenza e la legittimità del suo apostolato egli le ha oramai stabilite con dei fatti; e le considerazioni svolte in Antiochia davanti a Pietro lo hanno portato nel cuore della verità alla quale vuol ricondurre i Galati. Perciò si rivolge subito a loro direttamente col suo «O Galati insensati!» Tutto però ci porta a credere che la rimostranza fu ricevuta da Pietro con umiltà e ch'egli rese nuovamente omaggio alla libertà cristiana. Nulla ci autorizza a pensare che dal fatto sia risultata una alienazione duratura tra i due apostoli. Pietro avea le stesse convinzioni di Paolo e se vacillò fu per poco e per debolezza. Il partito che da lui prendeva nome in Corinto era, sì, attaccato a certi scrupoli giudaici, ma non appare opposto a Paolo come il partito che si chiamava «di Cristo». Quanto a Barnaba, Paolo lo invitò poco dopo ad accompagnarlo nel suo secondo viaggio missionario. Nella sua prima Epistola Pietro è paolino nella dottrina e nella seconda Epistola parla con stima ed affetto di Paolo.
martedì 9 gennaio 2007
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